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Raffreddore, come ridurre le infezioni a scuola

Ci risiamo. Il nasino cola, il bambino ha ripreso a starnutireed era appena rientrato in classe dopo una settimana d’assenza per influenza. Com’è possibile? Sarà mio figlio che è particolarmente cagionevole oppure è più facile che tra compagni ci si reinfetti nonostante si sia appena guariti da qualche malanno stagionale? Esistono strategie per scansare il raffreddore e ridurrele occasioni di infezioni a scuola? In un mondo ideale, in cui le famiglie sono supportate logisticamente ed economicamente, quando i figli sono influenzati sarebbe opportuno tenerli a casa il tempo necessario affinché passi il periodo di massima carica virale e il bambino sia in recupero delle forze per tornare in mezzo ai suoi compagni. O, più semplicemente, che siano almeno sfebbrati del tutto.

Nella realtà non sempre questo avviene e, in ogni caso, esistono numerosi fattori che possono “influenzare”, appunto, l’insorgenza di sintomi da raffreddamento. Come individuarli e intervenire?

 

Raffreddore e infezioni ricorrenti

Perché ogni anno i bambini si ammalano con sintomi apparentemente simili? Si può parlare di infezioni ricorrenti? Sono frequenti i virus che causano il raffreddore – I rhinovirus, di cui conosciamo esistano tra le 100 – 150 varietà, rispondono all’incirca alla metà delle cause che portano a raffreddore. A questi si aggiungono i coronavirus di cui abbiamo imparato a riconoscere il virus che causa il Covid, ma in realtà i coronavirus sono tantissimi, ce ne sono circa 30-40 tipi censiti. Ci sono altri patogeni virali come il virus respiratorio sinciziale che come primo sintomo porta anch’esso il raffreddore, cui si aggiunge una moltitudine di altri virus. Questa premessa ci aiuta a capire perché i bambini siano molto esposti al rischio di malattie da raffreddamento e influenzali e come anche noi adulti, che viviamo loro acanto, possiamo potenzialmente esserlo.

 

 

Infezioni ricorrenti.

Quando la sintomatologia sembra ricorrente come il naso chiuso, la gola arrossata e con bruciore della faringe, ad esempio, siamo portati a pensare che si tratti di una infezione ricorrente nel bambino ma non è proprio così. E’ proprio la moltitudine di patogeni con la quale siamo continuamente a contatto a causare in alcuni casi forme simili di patologie di origine diversa. I bambini, a dispetto di noi adulti, incontrano per la prima volta nella vita questi virus e devono produrre l’immunità necessaria per difendersi. Con la pandemia da Covid19 abbiamo inoltre tutti imparato che verso alcuni virus produciamo un’immunità duratura mentre per altri è più facile reinfettarsi, questo perché diversi virus mutano più velocemente.

 

 

Raffreddore, i sintomi più comuni dovuti ai principali virus

Quali sono i sintomi delle principali forme di infezione da rhinovirus che causano il raffreddore?

I primissimi sintomi si avvertono nelle zone legati alla colonizzazione del patogeno e riguardano faringe, gola, naso. Nell’infezione virale che causa congestione nasale, l’organismo cerca di bloccare l’ingresso del virus producendo muco in abbondanza: nel bambino il muco è una risposta molto accentuata che viene però espulsa in modo inefficace in quanto i bambini ancora non sanno soffiare bene il nasino e anche attraverso il colpo di tosse non riescono liberarsi del muco tanto che se un adulto nel giro di una settimana riesce a liberarsi dalle costipazioni delle vie aeree, i bambini possono impiegarci anche un mese e nel frattempo a questo episodio virale può essersene presentato già uno nuovo: il bambino ci sembra malato da diverso tempo ma in realtà sta affrontando diverse infezioni virali.

 

I bambini possono immunizzarsi da virus che causano forme di rinite?

Quando un bambino si ammala assistiamo a una risposta più evidente nella sintomatologia e a un processo di guarigione più prolungato. Per alcuni rhinovirus sappiamo che l’immunità acquisita dopo la malattia è abbastanza lunga, persiste. Per altri ceppi virali come il coronavirus sappiamo che, anche per la loro capacità di modificarsi velocemente, rende l’immunità meno duratura tanto che si può contrarre la malattia più volte nella vita.

Questo lo possiamo sapere grazie agli anticorpi di memoria: la loro presenza perdura anche dopo che l’infezione è passata rispetto agli anticorpi rapidi(IGM). Se osserviamo le curve della presenza di questi primi anticorpi, notiamo che dopo brevi periodi, qualche mese, il loro numero inizia a scendere tanto che la risposta dell’organismo a un nuovo attacco diventa meno efficace. Vivendo noi tutti in una moltitudine di virus, sappiamo che siamo immunizzati, e lo siamo in modo diverso, per alcuni agenti patogeni ma nel frattempo potremmo incontrarne altri.

 

 

Quando un bambino può definirsi cagionevole rispetto ai principali virus del raffreddore?

Molto spesso si ha la sensazione che il bambino sia cagionevole perché spesso si ammala. In realtà il bambino sta svolgendo un processo di autoguarigione continuo ed efficace. Il suo organismo sta funzionando benissimo in realtà proprio perché sta producendo una risposta immunitaria ai virus che incontra per le prime volte nella sua vita.

Tendenzialmente dobbiamo chiederci se qualcosa non va quando un bambino non riesce con i suoi sistemi a guarire in maniera rapida: questo potrebbe significare che in atto vi sia subentrata anche una forma batterica e in quel caso il pediatra prescrive l’uso dell’antibiotico. Queste condizioni sono dette di sovrainfezione e spesso possiamo riscontrarle in bambini che frequentano la scuola dell’infanzia e la scuola primaria.

Si stima che un bambino sano, con buona risposta immunitaria, possa fare anche 5-6 cicli di antibiotici per stagione, quando oltre, c’è da farsi qualche domanda in più.

 

 

 

Come ridurre le infezioni da rhinovirus a scuola

Innanzitutto, smettendola di avere paura delle temperature invernali. Come conferma la Dottoressa dei bambini, il freddo non è causa diretta di alcuna infezione che causa raffreddore e influenza. Il freddo può svolgere una funzione favorente quando rallenta il movimento delle ciglia presenti nell’albero respiratorio, la cui funzione è proprio quella di smuovere e portare fuori dall’organismo germi e patogeni. Stare all’aria aperta, anche quando fa più freddo, comporta più vantaggi che pericoli perché disperde la concentrazione di virus presenti in un ambiente chiuso. Uno starnuto può avere un getto fino a 2 metri e se pensiamo alle classi affollate delle nostre scuole dove non c’è ricircolo dell’aria e dove si tengono le finestre chiuse, le possibilità di contrarre un’infezione virale aumentano.

I suggerimenti che si possono seguire anche a scuola per ridurre le occasioni contagio e infezione sono:

  • Areare bene gli ambienti. Quando non è possibile stare all’aria aperta, favorire almeno il ricambio d’aria;

  • Mantenere il più possibile l’igiene delle superfici: i germi persistono per alcune ore negli ambienti e si le goccioline respiratorie si depositano ovunque;

  • favorire l’igiene delle mani e personale: lavarsi le mani fa sì che sì che si riducano le situazioni vettore per la diffusione dei virus;

  • la prevenzione si fa nella vita quotidiana con un’alimentazione varia e ricca di frutta e verdura stagionale. La natura con saggezza fornisce ortaggi funzionale a quel periodo. D’inverno mangiamo più agrumi con buona dose di vitamina C. Assumiamo la vitamina Dlegata ai meccanismi di immunità e infiammazione. Diminuendo in inverno le occasioni per stare al sole, che ci permette di produrre questa vitamina, chiediamo al pediatra come integrarla per bocca.

  • Rispettiamo, pur sapendo che ogni famiglia ha la sua organizzazione e le sue difficoltà, i tempi di convalescenza del bambino.

    Con la febbre, scariche anomale, non è bene portarlo a scuola. Anche quando la febbre sembra appena scesa non è detto che la carica virale si sia ridotta. Se tutti osservassimo queste attenzioni diminuirebbero di molto il numero di infezioni mensili (e il numero di giorni di assenze scolastiche) che ciascun bambino si porta a casa da scuola.