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Lockdown prolungati, mancanza di attività fisica, isolamento… Il Covid continua a fare danni tra i più giovani che, se è vero che vengono risparmiati dalla malattia, rimangono le principali ‘vittime’ dei danni collaterali che questa si lascia dietro. L’obesità è uno dei tanti.

 

 

Primo Paese in Europa per obesità infantile davanti a Grecia, Spagna e Francia, l’Italia ha visto un’accelerazione del fenomeno dovuta proprio al Covid e ai lunghi periodi di chiusura in casa che hanno interessato anche i più piccoli.

Sebbene la situazione vari da Regione a Regione (in testa alla classifica per bimbi sovrappeso Campania, Puglia, Sicilia con una media di 1 su 4. Meglio al Nord dove già da qualche anno si è iniziato a fare prevenzione), in generale la situazione non è rosea. E in un Paese famoso nel mondo per la qualità della materia prima e la dieta (tradizionale) equilibrata, questo stupisce e deve far suonare il campanello d’allarme. Cosa è successo?

EFFETTO LOCKDOWN

Il cibo ha rappresentato per tanti, troppi, una valvola di sfogo. In alcuni casi anche l’unica. È la sola cosa, nell’ultimo anno, che non è mai mancata. Cibo per non pensare, cibo per tenersi occupati, cibo per avere una scusa valida per uscire di casa. Nei primi tempi, la grande distribuzione ha moltiplicato i suoi fatturati. Paradossalmente, in un momento in cui si poteva pensare di adottare regole alimentari più sane, tante famiglie hanno preferito scegliere la strada alimentare per sopravvivere alla noia di giornate tutte uguali. In particolare nelle realtà in cui la tendenza era già quella, il lockdown ha funzionato come propulsori e i bambini non ne sono rimasti immuni.

MANCANZA DI ATTIVITÀ FISICA

Con palestre e centri sportivi chiusi (ormai, praticamente, da un anno), l’attività fisica quotidiana, per tutti, è drasticamente diminuita. Per i più piccoli in particolari questo è stato particolarmente pesante. I bambini, infatti, bruciano calorie soprattutto giocando, andando a scuola, ritrovandosi al parco per la partita a pallone o le corse con gli amici. Chiusi in casa, questo è venuto meno. Se c’era già una tendenza alla pigrizia (gli italiani, in generale, non sono un popolo particolarmente sportivo, laddove si intende come sport anche le passeggiate nella natura, le scampagnate in bicicletta, le attività all’aria aperta), il Covid l’ha accentuata.
La mancanza del gioco in gruppo ha fatto il resto.
I bambini e gli adolescenti soprattutto, si sono ritrovati soli, spesso davanti a un computer, paralizzati sui divani o seduti alla scrivania delle loro stanzette. E un anno è un periodo molto lungo che può incidere pesantemente sulle abitudini.
Non stupisce, quindi, che sovrappeso e obesità abbiano avuto la meglio.

COMPUTER, TABLET E SMARTPHONE

Il Covid ha fatto sì che fosse percepito, se non come normale, almeno come inevitabile, il fatto di trascorrere molte ore di fronte a un monitor. I piccoli lo usano per la scuola, per sentirsi con gli amici, per ammazzare la noia di giornate tutte uguali.
Il cibo è diventato il loro comfort food. E con tutto quello che desideravano a portata di mano, porre un freno è diventato complicato.

COME PREVENIRE

Innanzitutto, fondamentale che le famiglie modifichino il loro stile di vita alimentare.
In secondo luogo, bisogna tornare a muoversi. Pur senza palestre e centri sportivi, riabituare i piccoli all’attività fisica quotidiana. Come? Nell’ambito di ciò che è permesso: passeggiate nel proprio quartiere o nella propria città. Uso di biciclette e altri mezzi simili (pattini, skateboard, monopattino…). Passeggiate fuori porta per chi può farle (regioni gialle e bianche).
A casa si possono organizzare sedute familiari di ballo, yoga, esercizi fisici. Ne beneficerebbero tutti e ne beneficerebbero soprattutto i bimbi.
Infine, fondamentale, trovare delle alternative al cibo come consolazione. I piccoli con disturbi alimentari vanno accolti, compresi e aiutati. Non serve criminalizzarli. Potrebbe essere utile fissare degli incontri con specialisti, un ciclo di visite con un nutrizionista.